La verza non ha mai goduto di grande fama: ortaggio umile, da minestrone, con quell’odore deciso in cottura. Eppure basta sbollentare le sue foglie per scoprirne il lato più gentile, tenero e quasi dolce, perfetto per avvolgere un ripieno. In questi involtini che abbiamo visto sui social le foglie, scottate per qualche minuto, accolgono un composto rustico di patate lesse schiacciate e salsiccia sgranata, rosolata con uno spicchio d’aglio e insaporita con sale e pepe.
Involtini di verza con patate e salsiccia in friggitrice ad aria
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Ingredienti:
Cosa ci occorre per gli involtini di verza in friggitrice ad aria
- 500 g patate
- 8 foglie di verza
- 2 nodi di salsiccia
- 30 g Parmigiano grattugiato
- 1 spicchio d’aglio
- Olio extravergine d’oliva q.b.
- Sale q.b.
- Pepe q.b.
Istruzioni:
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Come preparare gli involtini di verza in friggitrice ad aria
- Lessare le patate finché diventano morbide. Scolarle, pelarle se necessario e schiacciarle con una forchetta o con lo schiacciapatate.
- Nel frattempo, eliminare la parte più dura alla base delle foglie di verza. Sbollentarle in acqua salata per 5 minuti, poi scolarle e appoggiarle su un canovaccio pulito per asciugarle.
- Togliere il budello alla salsiccia e sgranarla. Rosolarla in padella con un filo di olio extravergine d’oliva e lo spicchio d’aglio. A fine cottura eliminare l’aglio.
- Unire la salsiccia alle patate schiacciate. Regolare con sale e pepe e mescolare fino a ottenere un ripieno compatto.
- Allargare una foglia di verza sul piano di lavoro. Mettere al centro una parte del ripieno, ripiegare i lati verso l’interno e arrotolare, formando un involtino chiuso.
- Procedere allo stesso modo con tutte le foglie.
Come cuocerli
- Sistemare gli involtini in una pirofila compatibile con la friggitrice ad aria. Condire con un filo di olio extravergine d’oliva e Parmigiano grattugiato.
- Cuocere in friggitrice ad aria a 165°C per 15 minuti, finché la superficie sarà leggermente gratinata.
- Lasciare riposare 5 minuti prima di servire.
- Attenzione: ogni modello di friggitrice ad aria è diverso, suggeriamo sempre di monitorare la cottura, in particolare durante gli ultimi minuti.

Involtini di cavolo, il piatto che unisce l’Europa
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Dall’Italia alla Scandinavia, dai Balcani al Medio Oriente, gli involtini di cavolo sono un piatto di casa diffusissimo, preparato con ingredienti poveri. Ogni paese ha la sua versione, ma la ricetta viene replicata in modo simile: usare una verdura invernale abbondante ed economica per racchiudere carne, cereali o avanzi.
In Italia uno degli esempi più noti arriva dal Piemonte: i caponèt, involtini di foglie di verza ripieni di carne avanzata del bollito o dell’arrosto, mescolata con salame, uova, formaggio e aglio. Nascono come piatto di recupero contadino e ancora oggi si preparano soprattutto nei mesi freddi, cotti in padella con il burro o in forno. In tante altre regioni le verze ripiene sono un classico delle cucine di famiglia, con ripieni che cambiano da casa a casa.
Spostandosi verso Est, gli involtini di cavolo diventano quasi un simbolo nazionale. In Polonia si chiamano gołąbki, letteralmente piccoli piccioni, e racchiudono carne macinata e riso o grano saraceno, serviti spesso con salsa di pomodoro o di funghi. In Ucraina c’è l’equivalente holubtsi. In Romania i sarmale sono il piatto delle feste per eccellenza, immancabile a Natale e ai matrimoni. Sono involtini di carne di maiale e riso avvolti in foglie di cavolo fermentato e cotti lentamente per ore, spesso insieme a pezzi di carne affumicata.
Il nome sarmale rimanda direttamente alla Turchia, dove sarma deriva dal verbo che significa avvolgere. Nella cucina ottomana e nei Balcani gli involtini di foglie, di cavolo o di vite, erano e restano un pilastro della tavola. In Grecia si trovano i lahanodolmades, involtini di cavolo ripieni di carne e riso, serviti con la salsa avgolemono, a base di uova e limone. Perfino la Svezia ha i suoi kåldolmar. Secondo un racconto molto diffuso, la ricetta sarebbe arrivata al Nord all’inizio del Settecento, al ritorno del re Carlo XII da un lungo soggiorno nell’Impero ottomano.

Nata alle pendici dell’Etna, cresciuta nella nebbia. Appassionata di spettacolo, cinema e televisione, guarda al mondo con occhio cinico e talvolta sognante, con un obiettivo: informare.